

Milano – A partire dal prossimo 14 maggio, alle ore 17:30, presso il Churchill Caffè Events in via Panfilo Castaldi nº 7 a Milano, prenderà il via un progetto artistico destinato a segnare un passaggio importante nel panorama contemporaneo. Il giornalista, scrittore e noto volto televisivo Simone Di Matteo inaugurerà la sua prima mostra d’arte intitolata “Relitti – Ciò che resta degli dèi”, accessibile al pubblico fino al giorno 21 del mese corrente.
In Relitti, corpo madre di un percorso più ampio che lo consacra come artista a 360 gradi, Di Matteo compie un gesto radicale: mette da parte la parola, sua fedele compagna di vita, per affidarsi alla materia. Le opere, vere e proprie artesculture, nascono da elementi raccolti lungo il mare: frammenti, conchiglie, pietre e metalli consumati dal tempo, che non rappresentano semplici assemblaggi, piuttosto composizioni che restituiscono volti, presenze, tracce di un’umanità e di un sacro ormai trasformati. La prima serie, “Ciò che resta degli dèi”, si confronta con il mito greco e latino, non per celebrarlo, ma per attraversarlo e restituirlo al pubblico nella sua forma più essenziale. Gli dèi diventano così residue presenze: figure consumate, ferite, lontane da ogni rappresentazione idealizzata. Ed è in questa tensione che si colloca la forza del lavoro dell’artista: una ricerca in cui la bellezza non risiede soltanto nella composizione, ma soprattutto nell’originalità e nella necessità del gesto artistico.
Ad accompagnare la mostra un catalogo disponibile su tutte le piattaforme in versione e-book (Edizioni DrawUp, 2026), che illustra il lavoro svolto e ne approfondisce i contenuti, arricchendolo con contributi critici di grande rilievo. Tra questi le note firmate dell’artista e fotografo di fama internazionale Antonio Guccione, del papirologo Aristide Malnati e della giornalista Monica Landro, i quali saranno presenti all’esposizione.
Con Relitti, Simone Di Matteo celebra dunque l’apertura di un spazio espressivo inedito, in cui parola, immagine e materia si incontrano e si superano. Un progetto che invita lo spettatore non a comprendere, ma a sentire, e ad interrogarsi su ciò che, inevitabilmente, rimane. Le opere si distinguono per un linguaggio inedito, difficilmente riconducibile a correnti già esistenti e le artesculture in questione non trovano precedenti diretti nel panorama contemporaneo, proponendo una riflessione potente su quello che resta dopo il passaggio del tempo, dell’uomo e delle narrazioni.


